Home » News » IL RISCHIO INCENDIO NEL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE RISCHI

Per il “Rischio Incendio” si fa ancora riferimento a quanto disposto dal D.M. 10 marzo 1998, ma la valutazione è parte integrante del Documento di Valutazione dei Rischi di cui all’art.17 e 28 del Decreto legislativo 81/2008.

La valutazione, obbligatoria per tutte le aziende, deve prevedere almeno le seguenti fasi

  • individuazione di ogni pericolo di incendio (p.e. sostanze facilmente combustibili e infiammabili, sorgenti di innesco, situazioni che possono determinare la facile propagazione dell’incendio);

  • individuazione dei lavoratori e di altre persone presenti nel luogo di lavoro esposte a rischi di incendio;

  • eliminazione o riduzione dei pericoli di incendio con misure di prevenzione e protezione antincendio (ad esempio estintori, rilevazione di fumo o gas, misure di emergenza);

  • valutazione del rischio residuo di incendio;

  • verifica della adeguatezza delle misure di sicurezza esistenti ovvero individuazione di eventuali ulteriori provvedimenti e misure necessarie ad eliminare o ridurre i rischi residui di incendio (ad esempio controlli o manutenzioni sui presidi antincendio).

La valutazione che va integrata nel Documento di Valutazione dei Rischi porta a tre possibili risultati per il Rischio: basso, medio e elevato.

Nel Rischio Basso rientrano tutte le attività nelle quali “sono presenti sostanze a basso tasso d’infiammabilità e le condizioni locali e di esercizio offrono scarse possibilità di sviluppo di principio d’incendio ed in cui, in caso d’incendio, la probabilità di propagazione dello stesso è da ritenersi limitata”. Ne sono esempio la maggior parte delle piccole attività commerciali e del terziario.

Le attività a Rischio Medio prevedono la presenza di sostanze infiammabili e/o condizioni che possono favorire lo sviluppo di incendi e sono anche in parte elencate nell’allegato I del DPR 1 agosto 2011 da un elenco di attività sicuramente comprese nel rischio medio dove sono elencate le attività soggette al Certificato Prevenzione Incendi; sono ad esempio attività soggette:

  • 69 – Locali adibiti ad esposizione e/o vendita all’ingrosso o al dettaglio, fiere e quartieri fieristici, con superficie lorda superiore a 400 mq comprensiva dei servizi e depositi

  • 70 – Locali adibiti a depositi di superficie lorda superiore a 1000 mq con quantitativi di merci e materiali combustibili superiori complessivamente a 5.000 kg

  • 74 – Impianti per la produzione di calore alimentati a combustibile solido, liquido o gassoso con potenzialità superiore a 116 kW (caldaie, ma anche forni o piani di cottura)

La quantificazione del Rischio è indispensabile perché:

  1. identifica la durata ed il programma del Corso di Formazione che devono seguire obbligatoriamente gli Addetti all’attività di prevenzione incendi e lotta antincendio;

  2. identifica il numero minimo e la tipologia di estintori che devono essere presenti nell’unità produttiva

  3. porta a capire se la propria attività è soggetta al Certificato Prevenzione Incendi

Il Datore di lavoro, dopo aver completato tutte le fasi ed aver predisposto le corrette misure di prevenzione e protezione antincendio (es. presidi antincendio, manutenzioni necessarie, piano di emergenza, segnaletica adeguata, ecc.), deve infine riportare il tutto sul Documento di Valutazione dei Rischi per non incorrere nelle sanzioni conseguenti. Il possesso di un documento non adeguato alla norma vigente (o incompleto, ad esempio nella sua parte relativa agli aspetti antincendio) ai fini sanzionatori equivale ad una mancata Valutazione dei Rischi; ciò comporta per il Datore di Lavoro delle sanzioni quali l’arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 2.000 a 6.400 Euro.

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